domenica 18 febbraio 2018

Ho letto "SE ARIANNA" di Anna Visciani


Ho letto SE ARIANNA di Anna Visciani





Storia vera di una famiglia diversamente normale, è il sottotitolo che esprime in sintesi la trama del libro di Anna.

Con una scrittura semplice e allo stesso tempo ricca di risvolti e spirito profondi, l'autrice si racconta nella sua funzione di donna in attesa, prima, e quella di madre poi.

La scoperta della disabilità della figlia e le complicazioni conseguenti, coinvolgono il marito e i figli, ai quali lascia uno spazio descrittivo in cui esprimere i loro sentimenti e i disagi.

La forza di una donna e l'amore incondizionato di una madre, non scontati e rari in certe precarie situazioni, si avvertono prepotenti in ogni fatto che racconta, in ogni frase e in ogni parola.

Viene da pensare; cosa avrei fatto io al suo posto?

Troppo difficile mettersi nei panni degli altri. Si può comprendere, si... ma solo se non diamo per scontato quello che abbiamo e non pecchiamo di indifferenza.

Ne consiglio la lettura perché è istruttivo in modo comunicativo e racconta una realtà che tanti vivono e che spesso fingiamo di comprendere, anche se in fondo non vorremmo neanche vedere.

giovedì 15 febbraio 2018

Ho letto "VIOLA in dissolvenza" di Olga Gnecchi


Se si potessero registrare i suoni e filmare le immagini dei nostri sogni per poterli rivedere al risveglio nella loro interezza, non ci rimarrebbe quella vaghezza del ricordo e le conseguenti incertezze che, nel loro caotico disordine,ci lasciano improvvisi e sporadici flashback.

Sarebbe come leggere un diario mai scritto a cui affidare le nostre intime sensazioni, desideri e paure. Si, perché per quanto ci si voglia raccontare, c'è un inconscio desiderio di essere diversi da quelli che siamo. Ed ecco i sogni ad appagare le nostre fantasie più nascoste. Senza freni la mente spazia nell'universo; si colora in un discontinuo mulinello cromatico e all'improvviso diventa un pozzo grigio in fondo al quale sonnecchia il mostro che talora si risveglia.

E l'incubo cancella il sogno.

Ma il mostro non deve rimanere laggiù a sonnecchiare in attesa di acchiapparci e trascinarci giù con lui. Ma trasformare un incubo in un sogno si può.

Come?

VIOLA in dissolvenza, nel suo intenso racconto, ha tracciato una via per farlo. Perlomeno, è quel che ho percepito leggendolo e dal quale ho tratto queste mie personalissime considerazioni.

Letto in una sera, mi ha regalato un inquietante interrogativo, ma anche un'immagine di speranza fatta di luce chiara... in dissolvenza.

Da leggere!

martedì 16 gennaio 2018

Gabriella Grieco commenta LA NOTTE ERA BIANCA DI NEVE di Anna Cibotti


 
 
 

 
 
 
 
 




il 16 gennaio 2018
#ilibrideglialtri
Recensione di La notte era bianca di neve, di Anna Cibotti.
Interessante romanzo, questo della Cibotti, per il quale ho avuto un po' di difficoltà a inserirlo in una delle classiche categorie. La copertina, che con i suoi colori contrastanti ha avuto su di me una presa immediata, mi suggeriva un giallo oppure un noir dagli oscuri risvolti; il titolo - anch'esso molto bello, a parer mio - mi sussurrava di antichi segreti sepolti sotto una coltre che poteva essere tanto reale e concreta, la neve appunto, quanto immaginaria e astratta come la psiche. In ogni caso, la suggestione doppia di titolo e copertina mi ha spinta all'acquisto. Non sempre il mio istinto ha ragione, a volte ho preso certe fregature per stargli dietro... Ma questa volta, menomale, non ha sbagliato. La scrittura di Anna - che già conoscevo per aver letto altri suoi libri - è limpida e avvincente, senza sbavature.
La storia è interessante e coinvolgente, e comprendere bene la figura di uno dei protagonisti non è impresa da poco, così ben celato dietro la sua mancanza di empatia che sfocia nell'antipatia e nella strafottenza. Ci si domanda "ma che problema ha questo?". Bene, la risposta arriva nella seconda parte del romanzo e ha una grande valenza.
Ho solo un piccolo appunto da fare all'autrice, spero che mi perdonerà... Secondo me ha avuto una fretta eccessiva nel convogliare le diverse storie dei protagonisti verso il punto focale della vicenda. Mi sarebbe piaciuto di più se avesse concesso uno spazio maggiore all'intreccio sia nella prima che nella seconda parte. Insomma, nonostante un apprezzabile lavoro di scavo nell'animo umano, avrei preferito che fosse arrivata ancor più in profondità.
Comunque la storia vale, e la consiglio.

giovedì 11 gennaio 2018

Rosy Volta commenta LA NOTTE ERA BIANCA DI NEVE di Anna Cibotti

A volte ci si ritrova ( almeno, a me succede) a leggere cose che non erano state previste, seguendo un impulso del momento, un'ispirazione.
A me è accaduto con questo romanzo di Anna Cibotti: ne ho letto l'argomento e sono stata certa che mi sarebbe piaciuto. Avevo visto giusto!
Perchè leggendo sono stata travolta da un vortice di inquietudine e quasi di timore, ma nel frattempo ero così affascinata dalla storia che l'ho letto in meno di due giorni.
Per chi, come la sottoscritta, è amante del noir, del misterioso, del...leggermente paranormale, beh, questo romanzo fa per voi!
Immaginiamo dunque una scena che solo a pensarla fa già venire un brivido nella nuca: una macchina che viaggia in una giornata nebbiosa, e all'improvviso, senza motivo, si ferma. Ma accade anche ad un'altra, e poi un'altra ancora.
I protagonisti di questa singolare coincidenza si ritrovano in un capanno, mentre scende la sera, ad aspettare che accada qualcosa, che arrivi qualcuno...
Sono persone diverse tra loro, e soprattutto , con storie personali lontane l'una dall'altra; sembra quasi normale, ad un certo punto, che essi comincino a narrarle. Cercano di ingannare l'attesa, ma nel frattempo “tirano fuori” le loro angosce, come dallo psicanalista. Emergono allora fatti drammatici che hanno caratterizzato la vita di ciascuno di loro..ma è liberatorio raccontarsi; tanto poi ognuno andrà per la sua strada.
Solo un uomo, un omone baffuto dallo sguardo inquietante, tace ed ascolta. E la mattina dopo sarà scomparso.
Da questo momento in poi gli eventi incalzano.
Non vorrei raccontare oltre, o toglierei il gusto.
In questa storia nessuno è come sembra e niente pare reale.
Le domande incalzano il lettore: la verità è quella che appare o un'altra, completamente diversa?
E poi: fino a che punto è lecito spingersi per raggiungere la felicità?
Quali personaggi sono veri, e quali frutto di fantasia, o peggio, di incubi?
E' tutto questo mix di ingredienti che mi ha affascinata , da spingermi a leggere fino alla parola fine.
Ad un epilogo che è esattamente lo stesso dell'incipit, ma... con una aggiunta in più.
Argomento assai originale nel modo in cui è stato sviluppato. Stile di scrittura scorrevole .
Veramente una piacevole lettura, che consiglio agli amanti del genere.

Ho letto IL PIANTO DELL'ISOLA DI PASQUA di Jose Vincente Alfaro


Ho letto IL PIANTO DELL'ISOLA DI PASQUA di Jose Vincente Alfaro



Un viaggio attraverso la storia e la leggenda che rendono da sempre l'isola di Pasqua e i suoi "moai" uno dei più affascinanti misteri.

Un archeologo spagnolo e la sua squadra, impegnati in un'operazione di scavi archeologici nell'isola, si troveranno a vivere un'avventura tragica all'ombra dei mastodontici monoliti dalle facce quadrate e le orecchie lunghe fino al collo.

Un thriller e un documento storico dove, tra varie testimonianze e ipotesi fantasiose, l'unica certezza sono i molteplici reperti tuttora visibili.

I dati certi, ben citati nel libro, lasciano intatto l'arcano fascino della verità di un passato che non conosceremo mai.

La traduzione appare discreta, mentre la trama romanzesca del giallo, ben si colloca nel contesto storico-culturale del luogo.

"In che modo riuscì un popolo dell'età della pietra a spostare dei blocchi che pesavano varie tonnellate, e come furono capaci di formare una struttura con essi?"

In questo libro ci saranno alcune risposte; ma, questo è il bello, rimarranno tanti interrogativi.

Non resta che leggerlo!

venerdì 29 dicembre 2017

Thrillernord.it- Maria Sole Bramanti commenta e intervista Anna Cibotti su: LA NOTTE ERA BIANCA DI NEVE

LA NOTTE ERA BIANCA DI NEVE

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RECENSIONE
Un noir con una struttura interessante, che porta la nostra attenzione sul modo in cui la nostra mente rielabora i ricordi, li manipola.
Ma si può sfuggire al senso di colpa?
Tutto inizia con un normale contrattempo, qualcosa che può capitare a chiunque: un’auto che non riparte. Da questo spunto quasi banale, Anna Cibotti costruisce un intreccio molto particolare e ci racconta una storia che di banale ha ben poco!
Cinque persone che si incontrano a un incrocio; un incrocio di strade che è una metafora di come ogni scelta ha delle conseguenze che possono modificare la vita di ognuno.
Una donna “amorevole”, un omone baffuto, un avvocato e una coppia condividono una situazione quasi surreale e, nell’attesa di una risoluzione, si raccontano le loro storie, i motivi del loro viaggio.
E piano piano si rendono conto che solo uno strano scherzo del destino può averli portati tutti a quell’incrocio, perché le loro storie hanno un comune denominatore: strani fenomeni paranormali.
Insieme ai protagonisti, noi lettori pian piano scopriamo ciò che si nasconde dietro a questi fenomeni e alle nostre illusioni.
Una piacevolissima lettura; un romanzo forse non perfetto ma che raggiunge il suo scopo: farci riflettere su fino a dove ci spingiamo per cercare la felicità e se ne valeva davvero la pena.
Bellissima, tra l’altro, anche la copertina di Andrea Leonelli.

Thrillernord ha incontrato l’autrice, donna poliedrica e piena di interessi. Ecco l’intervista.

INTERVISTA

1) Salve Anna, benvenuta su thrillernord. Parliamo di “La notte era bianca di neve”. Questo romanzo nasce dal tuo primo racconto, “L’incrocio”, pubblicato nel 2012. Perché hai deciso di ampliarlo? È stata un’operazione facile?

L’operazione non è stata affatto facile. Quando si scrive un racconto per un concorso ci sono degli obblighi di battute e di conseguenza si è costretti a sintetizzare il progetto. Ho comunque deciso di riprenderlo perché non ero soddisfatta e volevo dare un seguito alla storia dei miei personaggi lasciati in sospeso e non sufficientemente caratterizzati. Mi ci sono messa d’impegno, una mezza impresa, e ci sono riuscita. Devo comunque ringraziare la mia editor Olga Gnecchi che ha riordinato le mie idee e mi ha consigliato per il meglio.


2) Un bellissimo titolo; come lo hai scelto e perché?

Avevo scritto un breve testo sulla notte in un contest mensile a tema e ho pensato di usare la prima frase dello stesso… dopo aver cercato altri titoli, invano.


3) I personaggi e le storie di “La notte era bianca di neve” si ispirano a qualcuno o, magari, a qualche fatto di cronaca?

No assolutamente. Non mi ispiro mai alla cronaca per non cavalcare l’onda, una cosa che non mi piace. Mi invento tutto e lo faccio mentre passeggio a piedi o in bicicletta, nella mia bella pineta.


4) Nei tuoi libri spazi tra diversi generi: dal romanzo al racconto alla poesia; dal gotico al noir. In quale genere ti senti più a casa? E quale libro ti ha dato più soddisfazioni?

Scrivo i generi che più mi piace leggere, anche se leggo di tutto. La poesia è una variante della prosa e, per me che sono autodidatta, è un modo come un altro per scrivere. Preferisco raccontare storie che abbiano un alone di mistero, il noir e il paranormale. In Adela ho mischiato vari generi e l’ho scritto per l’amore verso la mia città, Ravenna, la sue meravigliose chiese e, soprattutto, la Basilica di S. Vitale che ho sognato di farla protagonista di un mio romanzo fin da bambina. Di conseguenza è un libro molto caro… ma li amo tutti. L’ultimo è appena uscito e chissà… sembra che mi dia molti riscontri e tanta soddisfazione.


5) Oltre a scrivere, dipingi. Anche i quadri sono un modo per raccontare storie. Vuoi parlarci delle tue opere?

Dipingo per hobby con colori acrilici ad acqua. Sì, racconto storie come quando scrivo e viceversa. La pittura è creazione, sentimento, liberazione; intimistica e riservata. Lo scrivere è più impegno, costruzione, lavoro. In antitesi come espressione del mio essere artista, ma in una ideale simbiosi che mi completa. Amo fare ritratti, ma da quando iniziai parecchi anni fa, ho cambiato man mano il mio stile. Ora è più asciutto ed essenziale e nei visi che ritraggo mi piace cogliere soprattutto l’espressione e la bellezza interiore che traspare dallo sguardo.


6) Progetti per il futuro? Qualche nuovo romanzo in cantiere?

Nessun progetto per ora. Ho appena finito La notte era bianca di neve e forse… mi darò per un po’ alla pittura. Ma non è detto che prima o poi mi venga qualche nuova idea.


7) La nostra domanda di rito: leggi thriller nordici? E, se sì, quali sono i tuoi autori preferiti? Quale libro hai adesso sul comodino?

Più che altro vedo telefilm del genere, amo molto anche il cinema, e mi piacciono molto. Sul comodino ho una pila di libri, letti, e il mio reader Kindle munito di una buona libreria. In questo momento sto leggendo un romanzo di un esordiente, un thriller. Durerà qualche sera e passerò al prossimo. Leggo velocemente e tantissimo. Me ne consigli qualcuno?

sabato 23 dicembre 2017

Janna Carru commenta: La notte era bianca di neve di Anna Cibotti

Janna Carru a Il Sapore della lettura
La notte come un essere vivente.
Muta e bianca, spettatrice triste.
Si infila e scivola negli angoli più nascosti della vita degli uomini, spiando i segreti dell’anima.
Silenziosa e immobile in una solitudine priva di calore,
aspetta che il tepore dell’alba porti via le loro angosce.
La notte come il destino, una grande madre che osserva a distanza, senza mai interferire.
La notte fredda e muta, come il rumore tacitato delle coscienze, il silenzio forzato per la paura della verità.
Il tormento della coscienza degli uomini abita lì, fra la notte e il sonno, fra il sonno e un incubo, fra gl’incubi e la morte.
Quattro sconosciuti si ritrovano bloccati ad un’incrocio, le auto in fila indiana, si arrestano una dopo l’altra.
Il tempo sembra fermarsi.
Immobili in quel luogo, ciascuno in cerca del proprio perché.
In un capanno isolato in cui trovano rifugio, si raccontano, confrontandosi con se stessi e incontrando paure e angoscia.
Una strana notte per fermarsi a pensare, e tutto il tempo per provare a comprendere.
La narrazione è delicata e fine, quasi lieve come la neve della notte che l’autrice descrive nel suo grande simbolismo.
Molta dolcezza in questo bellissimo racconto.
Surreale, quasi una fiaba.
Ma che bello!